Noi

C’è chi mi dice che con il tempo passera’.
No.
Mi spiace.
Non passerà.
Il tempo potrà farmi attenuare il dolore..
E sono convinta che posso solo conviverci.
Devo imparare a farlo.
Devo riordinare le idee e ricordarmi che oltre aver provato così tanto male da impazzire, ci sono state lacrime, gioia e tante risate.
Devo far uscire da quella scatola lì in fondo i miei sentimenti, perché devo imparare a viverli di nuovo.
E posso solo scrivere perché non riesco a parlarne a voce.
Sono sei mesi che tento di non mostrare emozioni.
E oggi invece me lo devo per stare meglio, per affrontarlo.
E dunque:
Ero felice con la mia grossa panzona a cocomero.
Mi “spiaggiavo” dal divano al letto.
Mi ha emozionato ritirare fuori i vestitini di Andrea e selezionarne qualcuno da poter riutilizzare.
Ero felice di andare nel reparto bebè e assaporare cose belle.
Andrea era felice d’essere il fratello maggiore.
Ha fatto le prove perché non si ricordava bene la ninna nanna.
Il Consorte pensava alla figlia femmina.
Era preoccupato già dalla prima ecografia:”le bimbe sono sveglie!”
Tu eri un terremoto.
Non ti fermavi mai.
Mi davi certe crocche assurde da cintura nera.
Andrea e io ti chiamavamo “kung fu panda”.
La prima ecografia, quella vera, quella in cui non eri un fagiolo ma una bimba, ho pianto.
Ti ho guardato con una curiosità viscerale…
E niente .. Uguale a tuo fratello.
Guancie enormi e faccia simpatica.
Ma femmina.
Andrea era entusiasta.. Poi un giorno ha esclamato
“questa casa sta diventando troppo rosa!”
Da li’ ho capito che eravate diventati davvero fratello e sorella.
Le dinamiche erano già iniziate.. Tenerissime.
Sistemare la cameretta, la carrozzina.
Tutto un po’ piu spartano.. Perché il primo figlio gli vai di precisione, il secondo cresce un po’ da solo.
Sai come si fa.. Stai più tranquillo.
Papà ti aveva comprato la tua prima gonna, Andrea ti aveva scelto i suoi giochi, nonna aveva ricamato una copertina deliziosa e io avevo scelto il carillon.
Te lo facevo sentire.
Ero stanca, mancavano due settimane, ma mi avevano avvisato che saresti potuta nascere prima.
Fuori nevicava.
Un evento eccezionale.
Poi la voglia di stare sotto l’acqua.
Doccia interminabile.
E quella pancia che chissà per quanto tempo ancora avrei avuto.
Poi i doloretti.
Per il primo parto avevo invocato l’epidurale dopo manco un minuto di dolori.
Ero già diventata la bambina dell’esorcista e, secondo me, l’anestesista ha avuto pietà.
Questa volta niente di niente.
Perché il parto era aperto e avremmo fatto presto.
Contare le contrazioni nel buio della camera.. Niente di romantico.
Io che mi stavo dolcemente impanicando e il consorte che russava.
“ehm.. Mi sa che ci siamo! Che dici?”
E lui” eh guarda dimmelo tu che io proprio non lo so!”
L’ho guardato realizzando che sì.. Effettivamente aveva ragione.
“Vestiamoci va’”
E l’emozione.
Andrea dormiva.
L’abbiamo preso di peso, arrotolato nella coperta.
“Che succede?”
“Dormi amore.. Che andiamo dai nonni!”
“Ma ora dai nonni?Mi fa piacere ma non vi sembra un po’ tardi?”
Mezzanotte…aveva ragione.
Ma come dire.. Io avrei avuto da fare.
In macchina guardavo la strada, respiravo per attenuare il dolore e guardavo la neve.
Pensavo che in poco tempo la mia vita si sarebbe stravolta di nuovo.
In ospedale..
“Eeehhh!C’è tempo.. ”
Mi “parcheggiano” in sala parto..
Io mi inizio a contorcere.
E come sempre do il mio meglio..”l’epiduraleeeeeee! Veeee pregoooo!”
Che quando una cosa me la sento dalla pancia io te la devo dire in romano..
“Eh no!manca poco!”
E come? Prima era tanto, ora manca poco… Qui mi si prende per i fondelli???
Ho capito che mancava poco perché l’ho sentita che voleva uscire.
Tutta la mia forza e tutta la sua.
Mi sono aggrappata al gentil consorte.
Ma quando dico aggrappata significa che con la mano ho stritolato senza remore le sue mani.. Ma soprattutto la sua pancia.
E non poteva nè lamentarsi e non poteva allontanarsi.
Lì, hai da stare!!!
In quella posizione innaturale a farsi staccare i peli e la carne dalla pancia da una in preda alla follia del dolore.
Mi sa che stavolta ha quasi partorito anche lui.
E poi sentirti uscire.
Eccoti.
Io e te, pelle a pelle.
Si.. Ok ero io che mangiavo tutte quelle cose strane.. Ma tu eri quella che non me le faceva digerire! Siamo pari!
Le mani da femminuccia, i capelli ben pettinati neri,una pallina rosa.
Rivedere noi in te.
Tranne per gli occhietti.
C’era qualcosa di diverso.
Nessuno parlava, il Consorte se ne è accorto subito.
Io ho sminuito.
Rantolavi.
Ci siamo spaventati.
Lui se ne è andato via dopo aver chiesto mille volte se andava bene.
Lo rassicuravano. Ci rassicuravano.
Ti hanno portato in visita.
Io non vedevo l’ora di averti.
La voglia “animalesca” di avere il mio cucciolo in mano per proteggerti e allattarti.
Mi sono sentita male mentre aspettavo che venissi da me.
L’infermiera è corsa.
E mi hanno detto che, in quel momento che io non sapevo, il medico aveva fatto la diagnosi.
L’infermiera mi dirà poi ” non c’è niente da fare.. Tra mamma e figlio ci sono dei fili sottili e una comunicazione di sensi”
Vero.
Giulia aveva la sindrome di down e mille complicazioni dovute alla sua patologia.
Io l’ho saputo dopo 5 ore dalla sua nascita.
In quel momento la mia vita si è fermata.
Avevo fatto analisi prenatali, nulla mi aveva fatto capire che ci potessero essere dei problemi.
Me l’hanno detto da sola, il consorte non c’era.
Me l’hanno detto rudemente.
Non so quanto ho pianto da li’ in poi.
Volevo solo vederti e avere mio marito accanto.
Dopo una notte insonne, dopo aver partorito, ho affrontato le scale e un
lungo corridoio.
E ti ho visto nella tua bellezza.
Porca miseria che bella che eri.
Paciocca, grande, sorridevi, tranquilla.
Nella tua incubatrice.
Ti ho toccato.
Ci siamo riconosciute.
Io ho avvertito un senso di calma perché non eri quel mostro che mi avevano prospettato i medici ma SEMPLICEMENTE GIULIA.
E tu hai aperto gli occhietti e cercato da dove provenisse quella voce familiare.
Non sto qui a scrivere che tumulto di emozioni ho provato.
Quanta gioia, ma quanta dannata e fottuta paura ho provato.
Mi avvicinavo a te quando ti vedevo, perché eri tu .. La mia bimba.
Mi allontanavo perché avevo paura.. Paura della malattia, paura della valanga che mi aveva travolto, dei medici che mi parlavano di cose che non capivo, confusione.
Il mondo intorno che invece di congratularsi per una bimba nata, mi consolava della malasorte.
Che rabbia.
Sarebbe bastato un sorriso e invece.
Pero tu mi facevi ridere.. Cercavi il latte.
Ma non riuscivi e un po’ ti arrabbiavi.
Quanto l’hai fatto suonare il bip bip dell’allarme della respirazione e della pressione.
Te possino.
Avevi capelli dritti da punk e, nonostante rinchiusa e con i tubicini, sorridevi sempre appena sentivi una voce.
Capivi che c’eravamo?
Andrea quando ti ha visto ha detto che eri “fichissima” perché stavi dentro l’acquario come i pesci.. Peró era pure ora di tornare a casa.
Eh si!
A voglia a spiegare che le femminucce ci mettono un po’ a prepararsi..
E lei la sua valigia la stava preparando.
Io sono uscita all’ospedale e tu sei rimasta li’.
Quando arrivavo al parcheggio e vedevo la finetra del tuo reparto pensavo che li’ dentro c’era un pezzo di me.
Un braccio, il cuore me l’avevano tolto e l’avevano messo li’.
In quella stanza.
C’eri tu.
Fuori nevicava, ti ho toccato, per quel che potevo, con la mascherina ti ho cercato di baciare.
Il Consorte sempre affianco: che le mamme sono le mamme ma i papa’ sono i papa’.
Ti ho guardata per bene, ti ho odorata, ti ho parlato,ti ho stretta.
E poi tu hai preso la tua strada, sei volata via.
Questo non riesco a realizzarlo..a pensarci.
Questo mi dilania.
Che sei una tosta e guerrigliera l’avevo visto subito, ma penso pure che sei una puzzona che c’hai fregato tutti.
Sei per sempre la mia polpetta.
E devo imparare tante cose da questa storia.
Da te.
Ci devo far pace con tutti ‘sti eventi.
Ma non è un racconto bellissimo?
Io ci ho pianto, ho riso..

Oggi avremmo festeggiato sei mesi insieme.
Ti avrei messo quella gonna.
Ti amo, ti amiamo.

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8 risposte a Noi

  1. patatone ha detto:

    🙂 c’est la vie

  2. yenibelqis ha detto:

    Hai una capacità rara di raccontare l’irraccontabile. Ti ammiro, davvero.

    • baslafritta ha detto:

      Mi è capitato..
      Cerco di analizzarlo e di crescere.
      Non so davvero cos’altro potrei fare…
      Devo andare avanti mezza tramortita.
      ( che poi è facile parlare .. Poi a fatti non sono altrettanto brava, ma ci provo)
      Ahhh la vita!
      Grandi badilate in testa e grandi felicità…

  3. Bioro76 ha detto:

    Ti abbraccio, forte. Mi si mozza il respiro nel leggere certi passaggi iniziali, perchè me le risento addosso, sottopelle. Accettare è difficile, conviverci è difficile, andare avanti è difficile. Tanto, troppo forse. Non può “passare”, forse non è nemmeno giusto che “passi”. E voglio credere che Giulia e Nidhal ci guardino, ridano di noi e si divertano insieme.

    • baslafritta ha detto:

      Il dolore è forte.
      Spero solo che, col tempo, ci tormenti un pochino meno da riprendere a respirare.
      Meno male che abbiamo i nostri gentili Consorti “granitici” che ci sUpportano e sOpportano!!

  4. Valeria ha detto:

    ChettepossinoFrà…chevvepossino Giulia e Nidhal…salutatemi il mio amico Andrea, anche se vi immagino tutti e tre lassù, voi due piccoletti nelle sue mani, due grandi palanche, che ce state bellamente a pijà per… 🙂 ah ma tanto ve ribecco…a tutti quanti…zia ve lo promette…

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