Bags..no, non quelle sotto i miei occhi!

Se chiudo gli occhi ricordo che era color crema.
Aveva una lunga tracolla con disegnati i personaggi dei peanuts.
Dentro ci tenevo le mie collanine e braccialetti.
Li componevo io.. Perlina per perlina.
Precisetta e pignola anche a 4 anni.
Sono coerente io.
Mi sono fatta comprare poi una valigia.
Era piccolina, sfondo bianco con mele rosse.
“Io voglio viaggiare ma come faccio senza i miei giochi?” ripetevo a mia mamma.
E a 5 anni circa, già sapevo che volevo vedere il mondo portando qualcosa di me ma tenendo dello spazio libero per tutto ciò che di nuovo potevo imparare e trovare.
Mi ricordo che un pomeriggio dissi alla baby sitter “Puoi pure andare a casa, io faccio la valigia, vado.. Poi quando mamma torna a casa, ritorno!”
Lei ha strabuzzato gli occhi!
Quando la incontro mi dice che pero’ non si è preocupata piu’ di tanto: nella valigia avevo messo un paio di mutande, una collana e almeno 10 barrette kinder.
Sarei sopravvissuta.
Decisamente organizzata..
Già a 6 anni mi rendevo la vita regolata e confortevole.
La valigetta è stata rimpiazzata da una cartella invicta.
Modello vecchio.
Vissuta.
Piena di scritte.
Con i libri lì dentro ci ho messo le mie amicizie, le mie insicurezze, la voglia di diventare grande, le mie prime responsabilità, la voglia di scoprire chi ero.
Asciugamani per i weekend al mare, libri per la maturità.
Colori, penne particolari (scelte rigorosamente da Vertecchi al centro il sabato pomeriggio), mille libri da leggere, il walkman e i crackers..
Stavo sempre a dieta .. Mannaggia.
E la Smemo.
Con la S maiuscola.
Lei era una costante, scritte, disegni, messaggi dei miei amici, racconti..
Ogni giorno lo aggiornavo.
All’ora di italiano si disegnava, all’ora di latino si scriveva..
Tanto la prof pensava che prendessimo appunti e non ci diceva nulla…mentre io sospiravo pensando a qualche teenager gnoccolone.
All’ora di lingua straniera rigorosamente canzoni straniere..
E se proprio ti mancava un vocabolo da tradurre c’era il prof a portata di mano per chiederglielo.
Più comodo di così!
E mi viene da ridere perché la Smemo è la bisnonna del mio blog.
E le ho tutte in una scatola.
Dicevo.. L’Invicta.
Era piu’ di un semplice zaino.
A parte che riuscivi a farci entrare una piuma come un pianoforte.
Ma come caspita…?
Mary poppins copyright forse..
Soprattutto era un messaggio in codice: ogni ragazzo/a
italiano che viaggiava per l’Europa sapeva che, per riconoscere i suoi “compaesani” in terra straniera, non serviva tirare fuori spaghetti di mamma’ e aspettare che la calca di italiani corresse dietro a quel sogno…si riconoscevano a 40 km di distanza solo perché avevamo tutti l ‘invicta!!!!!
E quando ci ritrovavamo, ci sentivamo una famiglia:persone estranee ma accomunati dal paese natio e da uno zaino.
E scattavano automaticamente belle vibrazioni, amicizie di 10 minuti profondissime, ma di quelle che ci fai quei discorsi che ci passi le nottate a rimuginarci!
Sto zaino era magico.
Grazie invicta.
E poi borse firmate.
Lavoravo e facevo taaaanto shopping.
Borse di tutti i colori,forme e dimensioni.
Un po’ di spazio please che ora ci devo mettere le chiavi della mia macchina .
Si si.. Comprata con i primi soldi messi da parte.
Il cellulare… “Ma dai! Si possono mandare testi scritti?Come si chiamano? Sms?”
Trucchi a profusione.
L’insicurezza ancora mi faceva da compagna.
Comprai un trolley.
Lo riempii per andare in Australia, Parigi, Londra, Dublino, Tunisia, Singapore, Bangkok ..
Con la mia migliore amica, mia sorella.
Riempito di passaporti, biglietti, vestiti, prodotti per capelli..
Cavolo che chioma curata avevo!
George Michael il tuo ciuffo mi faceva un bel baffo!
Spostavo il capello, profumavo tutto il Lazio.
Tse’.
E quell’angoletto per i viaggi dal Consorte.
Poi i trolley sono diventati due…
E poi una borsa presa di fretta.
Enorme.
Piena di tasche.
Sapeva di bimbo: pannolini,creme,pappe e tanta felicita’.
Nuove scoperte, tanto amore.
Inadeguatezza, ma tanta buona volonta’.
E ora.
Una piccola borsa.
Acqua, soldi, telefono.
Spazio per Andrea c’e’ sempre.
Di solito una borraccia e un gioco.
L’essenziale.
E forse devo ripartire da qui.
Guardarmi indietro per avere la conferma tangibile di chi ero, come mi sono trasformata, che esperienze ho vissuto e chi sono oggi.
Da piccola donnina a mamma.
Devo guardare che borsa sceglierò domani.
Forse così capirò che strada vorrò prendere.

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2 risposte a Bags..no, non quelle sotto i miei occhi!

  1. Bioro76 ha detto:

    L’invicta… la smemo… quanti ricordi! 😀
    Prova anche a guardare che borsa hai oggi…. più piccola, c’è l’essenziale. E se fosse perchè hai “sfrondato” le cose inutili e porti con te solo quello che davvero ti serve? Coraggio… (mi viene da ridere pensando che una dice “coraggio” all’altra… sembriamo quelli di “non guardarmi non ci sento”.. 😉 )

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